Della serie AAA Leader della sinistra (serio) cercasi…

Ripubblico questo articolo di Beppe Severgnini tratto dal Corriere della Sera di oggi:

“Il “No Berlusconi Day”, per chi non vuole Berlusconi, è quello del voto. Tutto il resto – nessuno s’offenda – lascia un po’ il tempo che trova. Sabato sera, dopo la grande manifestazione a Roma, gli oppositori del Capo saranno un po’ più convinti; i suoi sostenitori pure. I vecchi “girotondi” prendono nuove configurazioni: ma, gira gira, siamo sempre lì. Berlusconi si batte con un bel progetto, una grande coerenza e un ottimo candidato. Quando arriveranno, il dominatore della politica italiana negli ultimi quindici anni sembrerà, di colpo, anacronistico. Lo sa anche lui: ecco perché è sempre tanto in guardia.
Resta una questione, ed è quella su cui scervellano tutti gli stranieri che hanno un cervello, e vogliono occuparne una parte con le questioni italiane: perché Silvio B. è stato votato (1994), rivotato (2001) e votato ancora (2008)? Come mai la maggioranza degli italiani lo ha scelto e lo difende? Non ne vede gli appetiti, i limiti e i difetti?

Risposta: li vede benissimo. Se lo vota è per questi cinque motivi.

Fattore Umano. SB, piaccia o no, è uno specchio nazionale. L’uomo amplifica i nostri istinti, e li avalla (le ragazze, gli amici, le tasse, le amnesie, le scorciatoie). Questo, per un leader, è poco lungimirante. Ma attira simpatie e voti. Tra chi ti strizza l’occhio e chi ti sgrida, quale scegli? All’indignazione, la maggioranza di noi preferisce l’indulgenza. “Non si sa mai” – potrebbe essere il motto da cucire sulla bandiera.
Fattore Divino (con rispetto parlando). SB ha capito che gli italiani, applaudendo la Chiesa, si sentono meno colpevoli quando non vanno in chiesa, e ignorano bellamente i comandamenti.
Fattore Politico. Alcune scelte e alcuni ministri di questo governo piacciono. O, almeno, dispiacciono meno dell’alternativa. Maroni duro con i clandestini? Tremonti brusco con le banche? Gelmini pronta a cambiare l’università? Prestigiacomo decisa a far dimenticare Pecoraro Scanio? Ben vengano, pensano in molti. E votano per quella parte, non per l’altra.
Fattore Televisivo. Cinque milioni di italiani comprano i quotidiani, leggono più dieci libri l’anno, guardano Sky, seguono l’informazione in seconda serata. Per tutti gli altri, contano la prima serata e i telegiornali. Chi li controlla tutti (meno uno)? Badate bene: non conta quello che passa, ma quello che NON passa.
Fattore Palio. Tra tutti, il più importante. Avete presente il Palio di Siena? Vincerlo, per una contrada, è una gioia immensa. Ma esiste una gioia ancora più grande: lo storico rivale perde. La politica italiana funziona così. Pur di tener fuori la sinistra, molti voterebbero il demonio. E Silvio B. sa essere diabolico. Ma il diavolo, diciamolo, ha un altro stile.”

Beppe Grillo si candida al PD?

Quest’ oggi ho appreso (con mio grande stupore) che Beppe Grillo vuole presentarsi come candidato alla segreteria del PD (qui l’ annuncio sul suo blog)!

La notizia mi ha (come a tutti voi penso) totalmente spiazzato dato che non pensavo proprio che Beppe avesse in mente di scendere in politica e invece ecco che il 25 di ottobre oltre a Franceschini, Bersani e Marino si potrà votare anche per Grillo (ammesso e non concesso che gli lascino presentare la candidatura visto quanto già successo quando ci ha provato Di Pietro o Pannella hanno trovato un cavillo per escluderli).

Ovviamente sono arrivate puntuali le repliche dei grandi esponenti del PD (qui su Repubblica e il Corriere 1 e 2) tra i quali si può notare che gli unici già candidati che hanno rilasciato dichiarazioni sono Marino e Adinolfi che dichiariano rispettivamente che “avremo un nuovo tesserato” e “se fa politica ben venga Grillo. I burocrati non impediscano la sua candidatura”, mentre il resto della dirigenza applica un vero e proprio linciaggio politico opponendosi alla candidatura di Beppe ricordando quando ha criticato anche duramente il PD per il suo presunto (secondo me mica tanto) do ut des con il PDL di Berlusconi.

Stranamente controversa la reazione dell’ IdV che plaude alla candidatura di Grillo con il suo leader Di Pietro secondo cui “la candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia. Così anche noi dell’Italia dei Valori potremmo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd” mentre Luigi Li Gotti afferma: “È un uomo di spettacolo, un comico e si comporta come tale. Usa tutti i mezzi per fare spettacolo ma cosa diversa è fare politica. Finché si tratta di provocazione va bene, ma guai se quello di Grillo si trasformasse in impegno politico diretto”.

Io dico sinceramente che ci penserò, ma se portasse avanti i temi su cui si è battuto fino adesso e dimostrasse serietà politica potrei tornare al PD, a cui mi stavo comunque riavvicnando grazie alla mitica Debora Serracchiani (anche se avrei preferito che anche lei si fosse presentata alle primarie nonostante comprenda le sue ragioni).

Io aspetto le reazioni del PDL, ma mi chiedo: quelli che criticavano Grillo perchè secondo loro predicava ma in pratica non faceva niente, adesso che scusa si inventeranno?

P.S.: dimenticavo, aspettiamoci per i prossimi giorni la demolizione di Beppe Grillo a reti unificate.

1,100, 1000 V-Day…

Un mese fa si è svolto nelle maggiori piazze italiane il V-Day ideato e organizzato da Beppe Grillo attraverso il suo blog beppegrillo.it. L’ evento sembra aver svegliato dal letargo milioni di italiani che non sapevano più che fine avesse fatto il comico genovese visto che attraverso mamma TV non si vedeva dal un bel pò di tempo e anche i politici che hanno cominciato a sminuire, a distrarre a sdrammatizzare la questione parlando di toni troppo forti, di questo e di quello… Insomma cercando di plagiarci come al solito.Gli italiani si sono svegliati anche dal letargo dell’ indifferenza a cui sembrava essersi rassegnati, situazione in cui sguazzavano liberamente i nostri eletti, a cui bastava inscenare qualche favoletta ogni tanto per farci stare buoni: l’ evoluzione del “pane et circenses”.Come diceva qualcuno: “Non sono i popoli che dovrebbero avere paura dei governi, ma i governi che dovrebbero avere paura dei popoli”, e ce l’ hanno! Hanno una paura fottuta che apriamo gli occhi, che ci uniamo, che lottiamo perchè sanno in quel m0mento non avranno alcun potere ed è questo che li mantiene, che li alimenta: la sete di potere.Molti hanno accusato Grillo di qualunquismo, di incitamento alla violenza, di superficialità, di fenomeno passeggero. Bisognerebbe invece capire di cosa si tratta veramente: Grillo non è altro che un cittadino che come tanti ha perso la pazienza ma non è rimasto indifferente, si è impegnato per aiutare i propri concittadini a vedere, a capire, A REAGIRE!Chi sapeva prima che vi sono 25 condannati in via DEFINITIVA che siedono beatamente in Parlamento? Lo sapevano gli elettori? Forse si, ma sono quelle cose che tutti sanno ma che nessuno vuole dire. Sarà la paura di cambiare.Poi un’ altra cosa che mi ha sorpreso è stato come tanti siano cascati letteralmente dalle nuvole, come se il “Fenomeno Grillo” fosse una novità, una cosa venuta fuori dal nulla, mentre invece chi frequenta Internet lo sapeva già da un pezzo. Il problema è che siamo un popolo di refrattari al cambiamento: per il 70, penso l 80% degli italiani la TV è ancora il principale se non l’ unico mezzo d’ informazione. Ma la televisione è troppo facile da controllare: il segnale è unico, basta controllare quelli che la fanno e sei a cavallo per controllare quello che la gente sà di quello che succede e così puoi plagiare a tuo piacimento la maggior parte delle menti in modo che oltre a votare per te siano refrattarie a chi può aprir loro gli occhi. La rete invece è impossibile da controllare in quanto si tratta di un universo fatto di estremità: se tagli una linea, se ne può sempre prendere un’ altra, è il principio base.Quindi mettiamo da parte le nostre paure verso l’ ignoto e rendiamoci conto che le nostre vite ci appartengono e che se non lottiamo, se non ci impegnamo per migliorarle a noi e altri, non potremmo definirci uomini.