Aoh, mò c’hai rotto i cojoni…

Premetto che non sono uso normalmente a manifestare la mia avversione contro qualcuno soprattutto perché sono sempre stato un fervo sostenitore del pensiero di Voltaire, ma stavolta faccio un’ eccezione.

Mi riferisco ad Aldo Grasso, fantomatico esperto televisivo del Corsera che ci delizia con le sue cazzate su questo o quel programma o quel personaggio; prima semplicemente lo ignoravo ma piano piano ha cominciato a darmi veramente fastidio. Voi che ne pensate?

Io Festeggio

Io festeggio.

Io festeggio i 150 anni dell’ Unità d’ Italia, li festeggio perché desidero rendere omaggio ai nostri padri fondatori (Garibaldi, Mazzini, Cavour, …) ma anche a tutti quelli che hanno creduto in quell’ idea sacrificando la propria vita scegliendo la libertà di decidere il proprio destino piuttosto che rimanere servi di qualcun’ altro.

Certo, non si può negare che ci siano stati degli sbagli, dei momenti difficili che hanno minato il nostro passato tumultuoso, ma ciononostante non è comunque una valido motivo per dimenticarsi tutti quelli che sono morti per permetterci di poter chiamare questa terra la NOSTRA terra.

Festeggiare è una scelta ma non si può tollerare questa mancanza di rispetto nei confronti della nazione che ci ha cresciuti e sostenuti, seppur con tutti i suoi difetti e carenze.

Non ci accorgiamo infatti, che siamo noi stessi quella bandiera che brucia a Terzigno. Siamo noi stessi a bruciare il nostro futuro, convinti nella nostra ristrettezza mentale di fare la cosa giusta isolandoci nel nostro piccolo mondo morto, che siamo disposti a vendere senza esitazione per mancanza di ideali.

Come racconta Benigni nella bellissima esegesi dell’ Inno d’ Italia fatta a Sanremo, prima di unirci non eravamo altro che un un groviglio di stati e staterelli che non rappresentavano altro che il parco giochi degli altri stati europei. Quello che mi domando quindi è: ma allora chi domanda l’ indipendenza è un nostalgico di quella situazione?

L’ Ineluttabile Governo della Paura

Assomiglia ad un filo immaginario, anzi una catena immaginaria alla cui estremità vi è un’ ancora concepita per tirarci giù, per impedirci di usare il nostro intelletto.

Non sembra esserci una possibile via di fuga perché tutto ne è pregno e muoversi al di fuori di questo sistema è un comportamento da asociali, incapaci di esistere in un sistema di cui la stupidità e la paura sono i perni.

Capire che esiste qualcosa al di là del nostro piccolo insignificante mondo personale è già un grande passo avanti, ma arrivare addirittura ad uscire dal circolo vizioso che ci vorrebbe schiavi sembra una delle 12 fatiche di Ercole; dimentichiamo continuamente quanto potere abbiamo in mano, di quanto sia facile in realtà essere liberi, giusti ed onesti. Basta saper dire No.

La rabbia dell’ impotenza è come sempre tardiva e mette a nudo la nostra incapacità di farci guidare dalla ragione piuttosto che dai nostri impulsi, accettando le difficoltà che ciò comporta e la responsabilità di diventare persone migliori.

Vivere schiavi della paura equivale a perdere il libero arbitrio, poiché le nostre scelte future, tutto quello che sarà deciderebbe ma a quel punto avremo già imparato ad amare le nostre catene.

Il Cinismo del Tempo Presente

Ho sentito qualcuno commentare: che spreco, adesso la benzina costerà ancora di più..

Non una parola sul disastro ambientale, sul rischio di estinzione di un’ intero ecosistema naturale e di un sistema occupazionale che si basa su di esso, sulle colpe di multinazionale votata al profitto finché morte non la separi. Ormai gli ambientalisti stanno diventando come i comunisti: un male della società da combattere fino all’ ultimo respiro.

But remember: Capitalism it’s best system ever deviced